Per tutti: questo post è MOLTO DEPRIMENTE. Non sono depresso, semplicemente son dei ricordi che mi son riaffiorati. Non mi scrivete pacche sulle spalle o “che succede”, occhèi? 🙂 Per quelli che non conoscono il mio blog: di solito son più simpatico, giuro. Chiedetelo agli altri.

DI QUANDO VIVERE ERA SOLO RESPIRARE
Soundtrack: Giorgio Gaber – il suicidio.

Io a scuola non andavo bene.
Io a scuola non andavo male.
Io a scuola non andavo.

Primo anno di liceo son finito in un liceo classico. Panorama il giornale, quel liceo lì, lo dava come il migliore d’italia. E Panorama, credetemi, di scuole non ci capisce un cazzo. Io quell’anno stavo malissimo, ma male proprio, volevo morire. In quell’anno lì han fatto alla mia autostima quello che si fa una banana per farne un frappè. La mattina mi alzavo con lo schifo di vivere, rimanevo nel letto e guardavo il soffitto e pensavo che se la vita era tutta così potevano anche non sbattersi a farmi venire al mondo.

Quell’anno lì ero in crisi stavo seduto sulla finesra del terzo piano colla porta chiusa a chiave e aspettavo che tirava vento, che io suicidarmi non ero neanche buono. Io la mia infanzia non tirava mai vento abbastanza.

Di fronte al liceo c’èra una chiesetta, che sopra aveva una statua bruttissima, ma brutta proprio. C’èrano dei santi, c’èra una nicchia, c’èra una colomba, il tutto a formare un monumento al cattivogusto.

Io avevo i primi sintomi della sindrome di Pollyanna. Che trovi il bello in tutte le cose, la sindrome di Pollyanna. Magari ci metto un po’, magari ogni tanto non son dello spirito, però ci provo. Io quell’anno lì, in quella scuola, ci andavo solo per quella statua, dalla mia classe la vedevo la disegnavo con tutte le inquadrature, con il sole che si spostava, mi ero iscritto anche ai corsi del pomeriggio, per disegnarla col sole che calava. Avrò più di centocinqanta disegni di quella statua lì.

Io penso che se non ci fosse stata quella statua, probabilmente io adesso non sarei disegnatore.

Io penso che se non ci fosse stata quella statua, probabilmente non avrei aspettato il vento.

Siamo così futili che le distrazioni ci possono impedire di morire.
[ giorgio gaber ]

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