INFILIAMOLE COME SPIEDINI
(uno_di_due)

Soundtrack: sunny day real estate – one

Caro signor Fausto,
sono un accanito lettore della Sua prestigiosissima rubrica "infiliamole come spiedini", rubrica che gode della mia stima più alta. Mai in un giornale per soli uomini mi sono imbattuto in cotanta saggezza. Le scrivo in merito al suo articolo della settimana scorsa, in cui lei  consigliava tecniche d’approccio di sicura riuscita con l’altro sesso.  Lei proponeva di "cominciare essendo se stessi", consiglio abusato ma sempre in auge.
Ora. Mi è fortuitamente capitato un incontro con una bellissima donna, le ho dunque proposto, come lei consigliava due settimane fa in "infiliamole come spiedini", di venire a bere qualcosa con me, pronto a mettere in pratica questa cosa dell’essere se stessi.

Io in quanto me stesso sono smemorato, molto attento alle cose importanti ma, soprattutto nello svago, mi lascio andare.

All’appuntamento faccio per pagare, non ho i soldi, ho dimenticato di ritirare al bancomat.

Io in quanto me stesso mi vergogno facilmente, quindi sono arrossito. Lei vedendo il mio rossore ha intravisto una debolezza, cosa che sembra un fastidio, al giorno d’oggi, mi ha guardato come si guarda una scarpa quando si pesta una cacca di cane.

Io in quanto me stesso mi agito facilmente se non mi si lascia il tempo di pensare. Lei con quello sguardo accusatore non me l’ha lasciato, e ho cominciato a sudare, balbettare, sentirmi male. Bastava che lei sdrammatizzasse, capisce? Bastava che sorridesse. Ma mi ha fatto pesare il fatto di non avere i soldi come un affronto alla sua bellezza. Le sembra giusto?

Posto che l’appuntamento si è concluso col mio svenimento e le coliche in mezzo al locale, vorrei capire cosa ho sbagliato, fondamentalmente.

Aspetto fiducioso sue notizie,
Nazareno Francesco

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