DA GRANDE VOGLIO ESSERE
UNA CACCA DI CANE
Soundtrack: Seafood – He Collects Dust

Sono seduto ad un bar, guardo un cane fare la cacca. Il cane è di quelli che fanno la cacca anche se sono trascinati dal padrone, il padrone è di quelli che trascina  anche se il cane fa a cacca. Il risultato è  che  questo rito spontaneo della cacca si dilunga sul marciapiede, e si diffonde.
Io sto aspettando qualcosa. Da mesi. Mica lì al bar, nella vita dico, è da un po’ che vivo aspettando qualcosa. E ho constatato che non si vive mai bene quando si aspetta qualcosa, per questo vizio che hanno le cose aspettate di farsi aspettare. E allora mi succede che proietto il mio stato d’animo verso la cacca, la sento aspettare il piede di qualcuno per compiere finalmente, inesorabilmente, quello per cui è stata creata. La osservo tramare il peggio, attentare alle scarpe nuove di un ignaro passante, pregustare il lento affondare tacco-punta, e il tutto glielo vedo fare con la calma e la tranquillità di una cacca di cane che – non fossero noti a tutti la sua oscura trama e il suo tracotante destino – potremmo pensare lì solo distesa a prendere il sole. Innocentemente.

Provo invidia.

Per questa capacità propria degli oggetti di avere fiducia nelle proprie potenzialità. Provo invidia per questa fede incrollabile nelle proprie capacità che li rende sicuri che, quando sarà richiesto, si sapranno far valere.

Io da grande voglio essere una cacca di cane, penso.

Pago il caffè, e vado ad esercitarmi.


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