MI PIACEREBBE ESSERE UNA MULTINAZIONALE
OST: Brand New – The Quiet things that no one ever knows

Un post veramente pesante che per renderlo corto e leggibile ho anche dovuto banalizzarlo.

Così, verso il declinare degli anni ottanta le multinazionali si sono accorte  di questo stranissimo fatto inspiegabile: che alla gente gli dava fastidio di essere presi per il culo. Così è cominciato un periodo in cui tutti tentavano di crearsi una specie di filosofia aziendale, delle direttive di etica che dovevano influire nella comunicazione. Bada: nella comunicazione. Nike ad esempio continuava  a far fare le scarpe dai bambini ma al di fuori risultava come una compatta azienda a conduzione famigliare. Meraviglioso le porcherie che ci inventiamo.
Il tutto ha retto per un una quindicina d’anni. Finchè non si sono accorti di una cosa ancora più curiosa, che esporrò in termini tecnici perchè fa più ridere.

Anche il prodotto stesso può diventare vettore della mission aziendale.

Ovvero: anche il prodotto (come è fatto, dove è fatto, da chi è fatto, che colore/forma/odore ha) può dirti qualcosa dell’azienda. E se il prodotto non segue le direttive che abbiamo fatto arrivare al cliente con tutti i nostri mezzi comunicativi, allora il cliente alla lunga se ne accorgerà, che lo prendi per il culo, che predichi bene e razzoli male.

Mi piacerebbe essere una multinazionale, ho pensato. Mi piacerebbe avere delle direttive solide. Mi piacerebbe che tutto quello che faccio penso creo e dico segue rigidamente quelle direttive.

Solo poi avrei paura che i no global mi mettono le bombe.

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