LA GRANDE RACCOLTA DELLA CARTA DEL ’94
Soundrack: L. Einaudi – Quel che resta

Erano anni quelli che mia madre in televisione non mi lasciava guardare neanche Fantozzi che, diceva lei, i film italiani son tutti tette e culi.
Così quando tutti a scuola commentavano le tette delle donne nude in tivù, io in disparte mi veniva il magone che io le tette ho aspettato un bel po’ prima di sapere che forma avevano. Io comunque devo dire me le ero figurate circa come poi ho scoperto essere. Solo un po’ più dure. Ma comunque.

Un giorno passo dall’oratorio c’è una montagna enorme di cartaccia, camion carichi di carta che arrivano e se ne vanno vuoti, i ragazzi più grandi che stanno in piedi sulla montagna spostano pile enormi di giornali che la carta va divisa per tipo, mi hanno spiegato. Già che ero lì potevo anche dare una mano, mi han detto. Vuoi dirgli di no?

Mentre sposto pile di carta alte così mi capita in mano un giornaletto a fumetti. Erano, a dirla tutta, fumetti porno. I fumetti porno sono dei fumetti che a guardarli con occhio disattento puoi anche non accorgerti che son porno. Prendi le donne: le donne nei fumetti porno hanno solo le tette più grosse e una strana propensione al girare nude. Son dettagli questi. Così rimango un attimo spiazzato col giornaletto in mano, mentre cerco di capire.

Arriva uno più grande mi strappa il giornaletto mi dice Questo lo prendo io, e vedo che lo lancia sopra una coperta un po’ in disparte, piena di fumetti di quel genere lì.

Una volta finito il tutto seguo da lontano quello con la coperta, lo vedo entrare dall’entrata dietro del teatro dell’oratorio, guardingo. Sento chiudere a chiave. Per mesi sono passato a controllare la porta del paradiso, ed era chiusa. Finalmente un giorno passando, la vedo spalancata.

Mi avvicino, salgo le scalette, mi preparo ad entrare. In quell’istante esce donVittorio con la faccia tutta tirata seguito da un uomo con una tuta blu da lavoro. Non si preoccupi, gli dice questo, la tubatura che perde è un attimo, questione di un pomeriggio di lavoro.

Solo, ride sotto i baffi, peccato per tutti quei giornaletti marciti.

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