NATALE A CASA MIA
Soundtrack: Paolo Conte – Come Di

Natale a casa mia ci rimani invischiato. In che senso, mi chedi? In cinque sensi, ti dico.

UDITO
Mio padre a natale gli viene come un’istinto primordiale di quando faceva il conservatorio, istinto primordiale che lo porta ad approcciarsi voglioso all’organetto che gli hanno regalato otto anni fa che rimane tutto l’anno dimenticato sotto un cappottino ordinato di polvere, quando arriva il natale con pensieri lubrìchi si avvicina si mette a suonare cose tristissime pesantissime polverose tipo il confutatis. E lo fa ad un volume incredibile, altissimo.

GUSTO
mia sorella invece si mette a cucinare. Mia sorella niente da dire, quando cucina. Solo mia sorella siccome vuole condividere questi momenti di felicità culinaria, allora con i sensi di colpa porta tutta la famiglia in cucina a tentare di impanare le cotolette o farcire le zucchine e io farcire non son bravo allora di solito mi mettono a pelare le patate, poi spesso non son bravo neanche a far quello, allora mi mettono in un angolo a fare silenzio. Poi dopo mangiare le zucchine, mi sembra che c’è anche il mio contributo, che immaginati se parlavo che schifezze venivano, magari.

TATTO
Il mio cane quando è il natale si mette a fare la pipì dappertutto così camminare in giro sembra come se il pavimento si affeziona alle tue scarpe e non le vuole lasciar andare, ed ogni passo ti sembra di fargli un dispiacere, al pavimento, di non ricambiare.

OLFATTO
Mia madre le viene la passione degli incensi e dei profumi. Prende migliaia di questi incensi e di queste boccètte dai colori sgargianti con degli stecchètti che vengono fuori e mescola profumi con delle intensità incredibili. Ogni tanto passi dal soggiorno che stai facendo qualcosa, di colpo ti dimentichi cosa stai facendo rimani come stordito dai fumi ti sdrài per terra guardi i colori e viaggi nell’universo come facevano negli anni settanta.

VISTA
La mia famiglia viene presa come dalla frenesìa delle decorazioni, a natale. Si decora un’albero, poi l’albero fuori e uno sul retro. Chi lo vede sul retro, chiedo a mio padre. Noi, mi dice.
Poi come non decorare la scala con ventidue metri di finto abete, come dimenticare la porta della cucina, come ignorare il firgo con la calamita con l’abete, e il balcone davanti, come non decorare i geranei morti, e l’albero di fico spoglio, rinverdiamolo noi di lucine, no?

Io una volta ho provato a non fare queste cose. A non cucinare, a non odorare a non decorare, ci ho provato, e ho scoperto che anche se lì per lì ti sembra tutta una sciocchezza, queste cose poi quando non le fai, ti mancano.

Alla mia famiiglia, vi voglio bene. Anche a natale, nonostante tutto.

E a voi: che se buon natale a me, buon natale a tutti.

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