BACK TO WHERE WE STARTED FROM

Provo per Trento quello che si prova per le cose più piccole del normale, come i bambini, uomini ridotti, ma ancora di più per tutte quelle cose che sei abituato a vedere in dimensioni normali e che poi un giorno, trovi ridotte. Non parlo dei modellini, quelli sono sciocchi perchè riproducono in piccolo una cosa grande, io parlo di oggetti reinventati apposta per essere piccoli. Mi viene in mente ad esempio quei cd piccolini che vanno dentro nelle telecamere ma ancora di più quella grattugia piccolina che si trova dentro nel barattolo della noce moscata, che quando la vedo mi viene come voglia di accudirla, di trapiantarla per vedere se riesce a diventare grande, ad esprimersi in tutta la  sua grattugiostà.

Credo che sia una specie di affezione, la mia, per le cose precise.  Le cose piccole sono cose a cui è stato eliminato tutto il superfluo, c’era spazio solo per il necessario e solo quello si portano dietro. Son cose che hanno passato il vaglio del tempo e che non soffrono il peso del troppo, nè quello del troppo poco, sono oliate, precise, definitive. E vorresti averle. Non usarle: averle, averne un pezzo, avere un po’ di precisione, sapere che da quel lato hai raggiunto un punto fermo, il massimo (e il minimo) che si potesse fare.

Trento mi fa questo effetto, mi piacerebbe poter toccare le case possederne pezzi, sfiorare uno a uno i balconi e l’edera e le montagne intorno, e decidere anch’io un po’ del loro destino bonsai.

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