MI PIACE CREDERE
CHE NON CI SIANO DAVVERO
DUE FIOCCHI DI NEVE UGUALI
sdtrack: american analog set – like foxes through fences

Nel 1885 erano quattro anni che Wilson A. Bentley devolveva l’intero inverno in idioti tentativi di quello per cui sarebbe poi passato alla storia piccola delle intuizioni minori: fotografare i fiocchi di neve.

Immaginate cosa voleva dire, prima dell’inizio di questo secolo appena finito montare su una macchina fotografica delle lenti da microscopio. E soprattutto cercate di capire la difficoltà di scattare in fretta, perchè quello era il problema. Ancora all’epoca nelle foto la gente non sorrideva perchè dovendo stare per quasi un quarto d’ora immobile era impossibile mantenere un sorriso, le guance dolevano, così la gente veniva sempre seria in foto e c’era ancora in giro quella diceria che le macchine fotografiche rubavano l’anima, e in effetti a vedere gli sguardi della gente nelle fotografie, era una diceria difficile da contraddire.
E intanto al signor Bentley viene in mente di fotografare la neve ma invece che farlo così, come avrebbe potuto farlo chiunque con una macchina fotografica (all’epoca erano già pochi quelli), lui pretenzioso e animato da spirito illuminista vuole la foto della neve da vicino. E, nel 1885, la ottiene.

Ne ottiene a dirla tutta: cinquemila. Cinquemila fotografie di fiocchi di neve, confrontando le quali si sente libero di dichiarare: non ci sono due fiocchi di neve uguali. La filosofia della scienza lo punirebbe per cotanta imprecisione epistemologica ma io oggi mentre scrivevo ho pensato: chi se ne frega. Chi se ne frega dei problemi del processo scientifico induttivo, chissenefrega del tacchino induttivista. A me piace continuare a credere che non ci sono due fiocchi di neve uguali MAI, in nessun tempo, in nessun luogo MAI, i miei sono i miei.

NOTA: Ero un po’ così quest’anno, e così ho pensato che non avrei scritto il post di natale. Poi però, le tradizioni, dessa, ho pensato, lo sai com’è: bisogna rispettarle. Devo dire che sono contento, soprattutto perchè mi dà modo, a chi passa, di fargli gli auguri alla vecchia maniera:

AUGURI MIE DOLCI STELLE DI ZUCCHERO

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