Ho freddo ai piedi.

La gente normale si veste.

Io invece mi trovo intento a pensare a come lo scibile umano potrebbe venirmi in soccorso.

La fisica, penso, mi direbbe come fa il freddo ad entrare nelle scarpe, quanto conta l’umidità nella mia percezione di freddo.
La matematica mi aiuterebbe ad astrarre la mia condizione di freddo a piedi ad un sistema in cui, immettendo diverse variabili, potrei calcolare il freddo ai piedi di chiunque in qualunque posto, anche della signora Maria di Bussolengo, casalinga con vene varicose.
L’antropologia mi direbbe quale visione dell’uomo mi porto dentro, e come questa influenza la mia visione della mia condizione di uomo con freddo ai piedi.
L’estetica curerebbe il rapporto dei miei piedi con il bello.
La meteorologia mi aiuterebbe a stabilire che corrente fredda, e proveniente da dove, genera questo freddo.
La topografia mi aiuterebbe a stabilire dove mi trovo e l’altitudine a cui mi trovo e di lì, al quanto fa freddo.
La psicologia mi direbbe perchè ho preso leggère scarpe di marca invece che solidi e anonimi scarponi antineve.
Il marketing mi spiegherebbe come hanno fatto a farmi mettere leggère scarpe di marca con una attenta analisi e strategia a lungo termine basata su campagne pubblicitarie, lotte per gli spazi a scaffale e come hanno fatto a sbaragliare la concorrenza degli anonimi scarponi antineve.
La semiotica mi direbbe il rimando che le scarpe leggère hanno e il significato sociale e contestuale.
La sociologia quali ceti o stili di vita sono più portati a comprare scarpe come le mie e di conseguenza, tramite agili approssimazioni statistiche, quanta gente al momento potrebbe soffrire del mio stesso problema del freddo ai piedi.
La medicina mi direbbe perchè le estremità si ghiacciano prima del resto.
La chirurgia tra quanto amputarle.
La farmacia mi consiglierebbe un blando analgesico e uno shampoo costosissimo ai fiori di piante che non conosco, per quell’accenno d forfora di cui non mi ero mai accorto.
La teologia cristiana mi direbbe di non preoccuparmi del freddo che tanto c’è un fine escatologico per ognuno di noi, e anche per i miei piedi. Poi si dividerebbe in due correnti di pensiero che si chiederebbero se è poi giusto portare calzini di lana quando Dio non ci ha fornito piedi pelosi da hobbit.
L’etica si chiederebbe se portare calzini potrebbe urtare qualcuno o ledere la sua libertà di essere umano.
Il buddhismo mi direbbe che l’importante non è il freddo ai piedi, ma il fatto che tu sia un essere completo e in armonia con l’universo. Se questo passa per dei calzini di lana, il buddhismo non si opporrebbe a che li mettessi.

Voglio fondare una disciplina, penso.

Una disciplina che quando hai freddo ai piedi si limita a portarti dei calzini.

Annunci