PSICANALISI DEL TEMA D’ITALIANO
Soundtrack: Karate – Original Spies

Alle medie uno dei temi di italiano era scrivere delle impressioni su alcune poesie e ricollegarle ad esperienze vissute della nostra vita, e spiegare come queste poesie che erano di ordine metafisico potevano darci un grammo in infinità e farci guardare lontano e fare altre cose che la letteratura è assodato faccia.

Seguitemi adesso un secondo. Sarò pedante ma è importante capire.

Freud era uno che sapeva il fatto suo. Lui aveva diviso la mente dell’uomo in tre componenti e aveva descritto:

il superio come una specie di morale sociale interiorizzata, che in pratica si manifesta con quelle voci che uno sente sopra la testa quando dice una cazzata in pubblico (Voci che di solito si esprimono in maniera poco cortese e che dicono: cosa cazzo stai dicendo?).

L’es come un pentolone ribollente di passioni che non ha la concezione del tempo e quindi non può aspettare, per lui tutto è volere o non volere qualcosa, ogni attesa è frustrazione, ogni cosa è o buona o cattiva, non conosce vie di mezzo e distruggerebbe tutto quello che sta tra lui e quello che vuole. Ed è da questa schifezza che nascono le emozioni. Non è quello che ti dice dove andare, è quello che ti dice se hai le balle girate lungo il viaggio.

L’io, la terza parte e la più importante per Freud è un essere mediatore. L’io prende il calderone dell’es e quello del superio e li ordina, a volte proprio a bastonate, spesso loro non sono d’accordo ma quello dell’io è un lavoro sporco e in buona parte è quello che ci tiene legati alla realtà. L’io è quello che organizza la tua storia e ne trae delle conclusioni su chi sei, chi sono gli altri, come si fa il caffè e chi devi votare le prossime elezioni.

Durante i sopracitati temi delle medie io stavo in buona parte a guardare il soffitto a chiedermi cosa sarà mai la metafisica per meritare di scriverci un tema. Di solito scrivevo qualche piccola cosa sulla vita di Manzoni o Leopardi, ricopiavo qualche scampolo di impressione che mi era rimasta dalle lezioni e prendevo un tiepido sei sette e mi sentivo un vero idiota per il fatto che io sembravo l’unico al mondo a non avere impressioni sulla sua sua vita e a non capire cosa fosse l’infinità di cui si parlava.

La cosa incredibile, la cosa davvero incredibile in fatto di psicoanalisi, è che Freud si era accorto che l’io noi non ce l’abbiamo da tutta la vita. A noi l’io nasce verso i cinque anni, ma prima che sia pienamente sviluppato bisogna arrivare ai diciotto. Diciotto anni senza sapere chi sei e senza neanche averne la necessità.

Io alle medie un giorno ho avuto l’impressione che fosse tutta una bugia. Che non esisteva questa infinità. Che non esistevano tutte queste cose che la critica trovava nelle poesie. E adesso ne ho la conferma: tutte quelle cose, per un ragazzo di tredici anni: non esistono. Non esiste il futuro se non a piccoli pezzi, è già difficile per costituzione pensare al domani, concepire l’infinità è qualcosa di veramente troppo grande per degli io piccoli e che imparano a muovere i primi passi.

Quando venticinque ragazzini scrivevano la loro visione della vita (casualmente simile alla critica di leopardi sul libro di letteratura italiana) nel loro tema di italiano, bè di venticinque ragazzini una buona metà è scientificamente provato:

mentivano.

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