Anubi, il Dio-cane

Pubblico questa lettera aperta in risposta alla discussione sorta in ambito accademico sulla pertinenza o meno del trattato breve di Shohensteiner  (Shohensteiner et al., 2009) rispetto alla disciplina.

A pagina 12 del citato trattato, Shohensteiner avvalora la tesi che il semplice accostamento del nome di un animale con una qualunque divinità non sia pretesto sufficiente a far scaturire una bestemmia. Shohensteiner avvalora la tesi che ad esempio la frase

/Anubi, il Dio-cane, è il dio degli inferi nella mitologia egizia/

nonostante contenga ben visibili i sememi /dio/ e /cane/ in palese associazione, non crei pretesto sufficiente per ritenere la stessa carica del significato aspro e riottoso che comunemente è assciato alla bestemmia. Come esempio dell’efficacia della sua testi, Shohensteiner cita il caso 14b, in figura, in cui uno studente a cui chiesto di leggere ad alta voce tale enunciato in classe davanti a compagni e professoressa,  pare non esprimere inflessioni di sorta che possano dare ad intendere alcuna chiave interpretativa di tale senso.

Anni di studi mi impongono di schierarmi contro alla tesi di Shohensteiner. Io personalmente sostengo in primis che ridurre lo scaturirsi della bestemmia al solo il nome di divinità, seppur associato con animali da giardino, sia un collo di bottiglia. E’ impossibile, in una ricerca che miri alla completezza, non tenere in considerazione altre entità come le discendenze strette delle divinità, per esempio madri, figli. Cito qui per completezza il prof. Fottbar di Chicago (Fottbar, 1989) che teorizza una bestemmia ecumenica che comprenda anche entità correlate alla divinità non necessariamente nel vincolo di parentela, ma che condividano lo stesso campo semantico (nella tradizione cattolica, per fare un esempio, i santi, i cherubini ecc).

Nel caso citato infatti, sotto la lente d’ingrandimento di una approfondita serie di focus group, è emerso che la classe ha in buona parte percepito la potente aura della bestemmia aleggiare, ma non ha saputo esprimersi, anche per paura della pressione sociale.

In conclusione intendo dire che la sola associazione di divinità o di figure a loro vicine NON IMPORTA DI QUALE RELIGIONE, con animali da giardino, da pascolo, o anche allo stato brado, dia come risultato INEVITABILMENTE una bestemmia.
Il che, sostengo, ha l’effetto opposto di quello teorizzato da Shohensteiner, del far diventare la bestemmia qualcosa di blando e poco efficace. Au contraire, se da una parte lo rende una pratica incredibilmente democratica, trans culturale (si vedano gli studi di Aliprandi, 1995, sulla bestemmia come collante sociale interclasse), dall’altro lato fa del creare bestemmie un’arte di sublime raffinatezza. Perchè non è l’accostamento fine a se stesso a fare della bestemmia una buona bestemmia, ma bensì piuttosto la dissonanza tra gli elementi posti in gioco.

Chi fosse interessato può approfondire tale argomento più specificatamente nel mio trattato a breve in pubblicazione.

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