L’EQUIVOCO DEL ROMANZO STORICO
Soundtrack: In the hall of the mountain king

Mia sorella legge da mesi un sacco di quei libri storici dove lo scrittore si studia le cose fino ai minimi dettagli e poi ti descrive l’ardesia delle case i profumi gli odori i vestiti il linguaggio le navi i tessuti la vita di corte i mobili la vita delle prostitute sempre tutto nei minimi dettagli, cosa che a me ha sempre lasciato un po’ così, perchè quando leggo una storia che ha un certo susseguirsi dei fatti e a metà di un discorso mi si mettono a descrivere una stufa ad ole e le piastrelle che su questa stanno, e i disegni che su queste stanno, e i la madreperla che tritandola ha prodotto quell’effetto rilucente che posso notare nei colori, sarà che io ho poca attenzione per carità, è sempre stato un mio difetto, ma io poi ho irrimediabilmente perso il filo del discorso, dunque posso felicemente dire che no, non amo i romanzi storici.

Non li amo neanche perchè di solito, se da una parte gli scrittori hanno un sacco di precisione nei dettagli delle cose pratiche (piastrelle navi troie eccetera), dall’altra parte non possono fare a meno di mettere nel raccontare quella loro passione straordinaria che hanno per il periodo storico che descrivono. Il risultato è che i romanzi storici quando anche ti descrivono una prostituta con la sifilide che soddisfa marinai nel porto, lo fanno sempre con quell’aria strana di Ah che bei tempi erano quelli, un po’ come Happy Days.

L’altro giorno mia sorella viene e mi dice Io se avessi una macchina del tempo andrei nel periodo vittoriano, mi dice, i balli di corte, l’etichetta, le dame.
La guardo le dico Oh si che bello, gli ascessi tonsillari curati con i tizzoni ardenti, i pidocchi sotto le parrucche, l’arroganza della morale protestante, una meraviglia.
Sei senza poesia, mi dice.
Può essere.

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