SHAKESPEARE E IL SUO AMLETO
Soundtrack: Black Rebel Motorcycle Club – Howl

A mi invita al teatro dove lavora lei, che c’è la prima di uno spettacolo. Lo spettacolo è l’Amleto in versione rifatta. Quando mi viene detto che vedrò l’Amleto, mi succede quella cosa che succede a certe persone un po’ tristi ed instabili che si devono vantare delle cose che fanno, mi succede che aspetto che la conversazione mi lanci un pretesto per dire che io l’ho letto già, il libretto dell’amleto.

Magari ecco, non direi in che circostanza l’ho letto il libretto dell’Amleto. Perchè l’ho letto una volta che ero andato a vedere La Tempesta, però sulle bancarelle fuori vendevano i libretti di tutte le opere di Shakespeare e io ho comprato il libretto sbagliato. Poi durante lo spettacolo son stato quasi un’ora a cercare il segno. Dopo poi però a casa, quando mi sono accorto che era l’amleto l’ho letto e devo dire, mi era piaciuto.

Così mi trovo nelle conversazioni a cercare l’appiglio per far vedere a tutti quanto sono bravo, per dire che io Shakespeare l’ho letto, l’amleto di Shakespeare. Poi quando mi accorgo che sto facendo così penso che sono proprio uno di quegli intellettuali che leggono le cose per dire a tutti che hanno letto le cose e che insomma sono un po’ una persona discutibile sul piano della purezza intellettuale.
Così sto zitto ed entro.

Quando siamo dentro e vediamo lo spettacolo ad un certo punto dicono una frase che mi rimane impressa e mi salta dentro e mi si scolpisce come nel marmo della mia coscienza, di quelle scritte indelebili che mai nella vita farai a meno di questa scritta. Poi siccome mi conosco, nel dubbio me la segno sul cellulare, così poi il giorno dopo magari la metto sul blog dove metto le citazioni, penso.

Il giorno dopo apro internet vado a cercare la frase su google, perchè sul cellulare era scritta a pezzetti. Con stupore scopro che il primo risultato è il mio blog, non questo, l’altro blog, quello dove metto le citazioni.

Alchè mi viene da fermarmi e chiedermi se in qualche forma sono più intelligente di quello che penso, oppure lo sono molto meno di quanto non pensi, oppure se mi ripeto uguale a me stesso nel tempo, in un’inifnità di modi strani.

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