RICETTA PER UN FIGLIO TIMOROSO
Soundtrack: Andrew Bird – Tables and Chairs

Andiamo al campetto io e i miei due coinquilini, a giocare a basket. Le nostre capacità sono valutabili intorno al terzo gradino sulla scala dell’intettitudine di Shonsberg-Feuerbach, ovvero l’inettitudine di ritorno, quella di chi è stato un giorno un giocatore mediocre ma ha poi lasciato perdere. Tanta tecnica ma poca pratica che fa sì che ci troviamo spesso smarcati e con la palla in mano ma non riusciamo mai a mettere giù un canestro.

Cambiamo le squadre perchè ci distruggono in fretta, i nostri avversari, e non hanno neanche il fiatone. Mettono il mio coinquilino più competitivo in squadra con un ragazzino tutto inchiodato che aspettava da ore di giocare.

Il ragazzino è di quelli che oltre a non essere portati è anche demoralizzato, quindi ogni volta che gli scappa un difensore invece di rincorrerlo fa tutti degli sbuffi strani che sono delle piccole giustificazioni fatte di consonanti.

Dopo un po’ il mio coinquilino comincia a perdere e a scaldarsi e ad un certo punto va dal ragazzino lo prende per la maglietta gli dice PORCAMADONNA VUOI DIFENDERE O NO e questo ragazzino io l’ho visto benissimo ha fatto la faccia delle tartarughe quando ritirano la testa nel guscio, se mai ti è capitato di vederne una.

Poi ad un certo punto è arrivato un signore, e si è messo in disparte a guardare la partita e ogni volta che il ragazzino gli scappava il difensore, che aveva qualcosa come dieci anni più di lui ed era mezzo metro più altro, lui faceva segno di no con la testa.

Poi la partita è finita e il signore ha preso in disparte il ragazzino e ha iniziato a dirgli PORCAMADONNA DEVI TIRARE FUORI I COGLIONI RESTERAI TUTTA LA VITA UN PERDENTE e il mio coinquilino viene da me e mi dice vedi che ci vuole un bell’urlo ogni tanto per motivarli i bambini.

Io ho pensato che la terapia per ottenere un figlio meno timoroso, in realtà, mi sembra fatta di tutti gli ingredienti per ottenere un figlio timoroso: urlargli quanto è incapace, sottolineare i suoi errori,  dargli l’idea che i suoi sforzi siano insufficienti, gridargli addosso in pubblico.

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