Avevamo tredici anni, e dell'adolescenza avevamo un'idea piuttosto confusa. Andavamo il Bosco e io al parco con una rabbia incredibile in corpo però poi ci sedevamo sulle altalene e stavamo lì, senza dire niente, senza fare niente. Arrabbiati, senza uno scopo, e ancora più arrabbiati perchè senza uno scopo.
Un giorno eravamo seduti sulla solita altalena e arriva verso di noi un poliziotto. Avevamo all'epoca un rispetto incredibilmente forte per l'autorità. Così quando il poliziotto ci chiede le carte d'identità rispondiamo che non le abbiamo, con tutta la più docile calma del mondo. Il poliziotto comincia subito a scaldarsi, e ci dice di dargli subito le carte d'identità. Noi avevamo tredici anni, e non avevamo le carte d'identità. Cerchiamo di spiegarglielo, ma lui diventa sempre più paonazzo, credendo che lo vogliamo fregare.

Comincia a dire che dobbiamo mostrargli dove teniamo i petardi, e che lui non è un idiota, sebbene stia dimostrando il contrario con infiniti sforzi. Noi non abbiamo petardi e io, nello specifico, avevo scoperto cosa fossero da poco, a capodanno. Non sono mai stato uno molto precoce. Tentiamo di spiegargli e lui comincia ad urlare che ci sbatte tutti e due prima in centrale e poi in galera e poi in uno di quei posti tipo riformatori, cose così se non gli diciamo cosa facciamo lì. La risposta che gli diamo è, per quanto triste, l'unica vera: per noi stare seduti sulle altalene in silenzio è fare qualcosa. E' stare lontano dai nostri genitori. E' stare fuori di casa, è non fare compiti, è guardare le ragazze, certe volte, quando passano.

Lui come un gorilla impazzito si mette a scuotere le corde dell'altalena su cui sono seduto e cado, e mentre cado cerco ancora di spiegargli quanto vuote sono le nostre vite di adolescenti, ma lui non ci vuole proprio credere che due ragazzini passano da quasi due anni tutti i loro pomeriggi in silenzio sull'altalena. Lui però, vedendomi cadere realizza di avere esagerato e urlando insulti se ne va.

Dieci minuti dopo, incontriamo due ragazzi molto più grandi di noi che esplodono dei petardi.

Il giorno dopo io e Bosco cominciamo il periodo dei petardi, perchè ci sembrano una bella soluzione al problema della rabbia. 

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