Da tre giorni ho male ad un piede e non so come mai. Ho provato anche a cercare su internet “male ai piedi”, ma escono solo siti per ultrasessantenni che, considerando il digital divide, la scarsa penetrazione dei dispositivi internet e l’assenza praticamente totale di tablet in quella fascia, è probabile che i miei occhi siano i primi a leggere.

Dunque l’altro giorno stavo tornando a casa e zoppicavo, e ad un certo punto ho visto venire verso di me uno di quei ragazzi di colore che nel centro di Milano vendono i libri sulla Mamma Africa. Io non ho niente in contrario a loro, a uno gli ho anche trovato un lavoro tempo fa, si chiamava in un modo strano ma aveva studiato psicologia. Adesso pulisce i mezzanini, ma insomma meglio che niente.

Io non ho niente in contrario a loro tranne questo fatto che per vendere i loro libri sono molto pressanti e io di libri ne ho già comprati diversi, tra cui quello del famoso avvocato africano che cerca di farmi sentire in colpa perché non sono africano e anche quello delle poesie brutte.

E siccome ho visto che se gli dici di no loro insistono ancora di più perché la maggior parte della gente non gli dice neanche no, io alla fine mi son trovato nell’impasse di non volerli ignorare deliberatamente (chiunque al mondo si merita un rifiuto, mi sembra) né di voler stare quattro ore col tipo che mi cerca di vendere libri che ho già e che per lo più so bene essere brutti.

Dunque sono arrivato all’unica conclusione possibile: accelero tantissimo il passo, in modo che sembri che ho una scadenza importante, e loro dopo un po’, anche perché afflitti della rilassatezza tipica dei paesi non industrializzati – rilassatezza che io invidio molto e cui mi sento molto vicino -, alla fine loro di solito demordono.

L’altro giorno però ero zoppo ma momentaneamente mi ero dimenticato di esserlo. Così, quando il ragazzo di colore mi si stava per avvicinare ho iniziato con la mia solita strategia. Lui però (forse perché più industrializzato di altri, forse perché vedendomi zoppo ha pensato di avere più speranze di vendermi le fiabe africane), ha iniziato anche lui a corrermi dietro svelando di avere anche lui un problema ad una gamba.

Così insomma la scena era qualcosa di inedito, due zoppi che si rincorrono per Milano non si vedono mica tutti i giorni. E in quel preciso momento una ragazza era lì, ci veniva incontro e, secondo la tipica logica pragmatica femminile, appena ci ha visti correre come due zombie in ritardo subito si è messa a cercare per terra qualcosa che potesse spiegare la situazione, qualcosa come puntine, chiodi, immagino.

Nel frattempo un bambino ha buttato dei coriandoli sulla grata della metropolitana dove c’è lo sfiato d’aria e di colpo tutto è sembrato così stupido che mentre poi tornavo a casa col libro delle fiabe africane ridevo fino alle lacrime.

Annunci