Arrivo in paradiso. Un angelo fulvo mi chiede:
«Come hai fatto a vivere con quella cosa aperta,
con quel buco?» Che dirgli, così di contropiede?
Che mi ero abituato, benché stessi all’erta?
Che la portavo con orgoglio e ci scherzavo,
quando non mi assaliva la gogna del lutto,
la turpe e senza respiro disperazione?
Che facevo finta di niente, perché dopo tutto
quel male aveva piedini burleschi?
E che un tragico è sempre un buffone:
cessato di piangere sulla sua geènna,
sulle putride croste dei suoi guidaleschi,
si muta in pagliaccio e folleggia con quella cosa aperta, con quella caverna,
con quel nòcciolo di ciliegia.

Angelo Maria Ripellino – Lo splendido violino verde

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