Ieri incontro un mio amico che lavora in banca d’Italia, Ho visto il tuo blog, mi dice, belli i disegni però davvero l’italiano, mi ha detto, Scrivere davvero lascia stare, continua coi disegni che vai forte.

Io gli ho detto allora che non capisce, che forse non è stato informato, che ci sono tendenze in letteratura che vanno verso la divisione della lingua scritta da quella parlata e divisioni contrarie, che ci sono scrittori che si sono messi  a cercare di far collimare le due cose perchè la lingua nostra meritava di essere più versatile, anche quella scritta, che una lingua scritta così lontana da quella del parlato è poi madre dell’intellettualismo che noi, ad oggi, dovremmo combattere soprattutto perchè anacronistico, oltre che snob e borghese.

Lui ha ribattuto che se scrittori così, che fanno lo scritto-come-si-parla, ce ne sono tanti, allora non vale la pena farlo, o se ce ne sono pochi, come gli pare (altrimenti ne sarebbe stato informato), allora comunque non valeva la pena di farlo.

Allora poi come per giustificarmi ho detto Vabè ma io so scrivere anche normale, questo perchè non sono mai stato uno che porta avanti le cause fino alla fine. Infatti oggi ho iniziato a scrivere così:

Ieri ho incontrato un amico che recentemente è stato assunto in Banca d’Italia. Ci siamo fermati a parlare, e lui ha esordito dicendo: “Ho visitato il tuo blog, ne ho apprezzato i disegni, ma meno i testi scritti.”. Poi mi ha esortato a continuare con la prima attività e tralasciare la seconda, per manifesta incapacità.

Ma poi ho pensato che scrivere sbagliato in qualche maniera era una forma di verità, a cui siamo stati disabituati. Perchè l’ironia della faccenda è che il mio amico (che tra l’altro è persona estremamente intelligente, altrimenti non avrei neanche discusso dell’argomento), il mio amico, dicevo, come peraltro chiunque ragioni in questo cappello a due coppe che è la lingua italiana, non si è accorto che quando parla dice che ha visto il blog – non che l’ha visitato – i miei disegni gli piacciono – non li apprezza – e che i sottintesi, le forme dialettali, le parole inventate,  le inversioni strane tra aggettivi e sostantivi, l’uso esagerato dei pronomi, le ripetizioni, la consecutio a spanne,  le costruzioni e la punteggiatura adattate a suono più che a grammatica, sono la sua lingua molto più di quella che usa quando scrive, e questa divisione che a noi sembra naturale, in altre lingue praticamente non c’è.

“In dialetto si parla con Dio, ma non di Dio”

(Raffaello Baldini)

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