Un articolo su come è cambiata la conoscenza. Preso da QUI

ITA

Una ricerca condotta da Betsy Sparrow, una ricercatrice universitara in psicologia all’università della Columbia, e pubblicata lo scorso anno nella rivista Science, ha identificato tre nuove realtà in proposito a come noi processiamo le informazioni nell’era di internet. In primis, il suo esperimento ha dimostrato che quando non conosciamo le risposte ad una domanda, ora pensiamo a dove possiamo trovare la connessione ad internet più vicina, piuttosto che non all’argomento della domanda. Per esempio: la domanda: “ci sono paesi con una bandiera di un colore unico?”, ha scatenato, ai partecipanti all’esperimento, pensieri relativi ai computer piuttosto che alle bandiere.

Una seconda rivelazione: quando ci aspettiamo che le informazioni siano reperibili in un secondo momento, non le ricordiamo bene quanto se pensiamo che non lo saranno. Ai soggetti esaminati dalla Sparrow è stato chiesto di scrivere a computer alcuni fatti, per esempio: “lo space shuttle Columbia si è disintegrato sopra il Texas, nel Febbraio 2003, durante il rientro”. A metà di loro era stato detto che il loro lavoro sarebbe stato salvato, ai restanti che il loro lavoro sarebbe stato cancellato. Coloro che credevano che il computer avrebbe salvato le informazioni, ricordavano in seguito meno dettagli. La Sparrow dunque compara la situazione degli esaminati a quella di cui abbiamo esperienza tutti i giorni nell’iperconnesso mondo reale: “Poichè i motori di ricerca sono sempre disponibili, siamo spesso nella posizione in cui non abbiamo il bisogno di codificare le informazioni internamente. Quando avremo bisogno delle informazioni, ce le andremo a cercare”.

ENG

Research conducted by Betsy Sparrow, an assistant professor of psychology at Columbia University, and published last year in the journal Science has identified three new realities about how we process information in the Internet age. First, her experiments showed that when we don’t know the answer to a question, we now think about where we can find the nearest Web connection instead of the subject of the question itself. For example, the query “Are there any countries with only one color in their flag?” prompted study participants to think not about flags but about computers.

A second revelation: when we expect to be able to find information again later on, we don’t remember it as well as when we think it might become unavailable. Sparrow’s subjects were asked to type facts into a computer–for example, “The space shuttle Columbia disintegrated during re-entry over Texas in February 2003.” Half were told that their work would be saved; the rest were told that their words would be erased. Those who believed that the computer would store the information recalled details less well on their own. Sparrow compares their situation to one we all experience in the hyperconnected real world: “Since search engines are continually available to us, we may often be in a state of not feeling we need to encode the information internally. When we need it, we will look it up.” Sound familiar?

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