Mentre lavoravo a tu per tu con Daniele Mocci, lo sceneggiatore a cui ho affidato la stesura delle storie che avevo scritto per La principessa che amava i film horror (il nostro libro edito da Tunuè), ho avuto diversi momenti in cui sentivo che i nostri background, le nostre modalità narrative, i nostri interessi riguardo alle storie (e certe volte persino le nostre visioni della vita) erano diversi. Mi sono trovato di fronte al fatto che il mio lavoro non poteva più essere quello di tenere fede alle storie che avevo in mente, quanto piuttosto di salvaguardare alcuni punti che per me erano imprescindibili, rendere chiaro il messaggio che avevo in mente ma lasciare le modalità di come questo messaggio sarebbe stato veicolato in…